Bergoglio parla come se Dio non esistesse

Dapprincipio abbiamo notato come fosse un grande comunicatore: già dalla scelta del nome, Papa Francesco, che non contiene numeri romani come II o XVI, e che ti suggerisce inconsciamente un’alea di familiarità. Papa Francesco suona bene, come un’unica parola, mentre prima non avresti mai detto Papa Benedetto né Papa Giovanni Paolo. Era già successo, invece, con Papa Giovanni.

Dopodiché ci siamo concentrati sui contenuti di questo grande comunicatore, scelto per salvare la Chiesa con la propria familiarità.

E i contenuti dell’eloquio di Bergoglio sono rischiosissimi e nello stesso tempo sfidanti: questo Papa sta parlando come se Dio non esistesse.

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Bergoglio non ci ha mai raccontato di un Dio con la barba bianca che ha creato il mondo. Ci ha invece parlato sempre di Gesù, esistito storicamente.

Non volendo imporre mai la presenza di un Dio con la barba bianca, Bergoglio pone noi stessi al centro del mondo: è come se Dio fosse il nostro stesso Noi, è come se Dio fosse la Natura, è come se l’origine di tutte le cose fosse così ostica da concepire per l’uomo da diventare meno urgente rispetto al presente.

Così Bergoglio si pone in modo adogmatico, ed è disposto a parlare di tutto: gay, divorziati, musulmani, protestanti, persino l’aborto, non sono più argomento tabù di fronte al capo della Chiesa Cattolica. E’ rischiosissimo, ma sfidante.

Bergoglio non vuole parlarci di un Dio con la barba bianca, ma preferisce farci concentrare su questo Noi: sul fatto che tutta questa storia l’abbiamo cominciata Noi stessi, quei primi uomini primitivi, Homo Naledi o come diavolo volete chiamare Adamo ed Eva. Sul fatto che da quel momento l’esistenza di un cervello più grande rispetto agli altri animali ci ha portati a compiere scelte più complesse rispetto a quelle degli altri animali.

E così sono nate le sovrastrutture, o almeno quelle che Karl Marx definiva così: le proprietà private (perché l’uomo è portato a impossessarsi delle cose, come del resto qualunque animale “s’impossessa” della fetta di territorio che occupa ed è disposto pure a “mangiare” il nemico pur di riuscire a difenderla).

Le proprietà private sono parallelamente diventate moneta, cioè qualcosa che di per sé non ha valore (prima quanto meno era d’oro, adesso la moneta è foglio di banconota oppure, addirittura, numero che cambia nel chip del tuo bancomat…) ma serve a “prendere possesso” delle cose.

La moneta è parallelamente diventata finanza, cioè un meccanismo – quello della borsa – che fa crescere la quantità di “moneta” presente nel mercato, attraverso una serie di acquisti e vendite che hanno a che fare solo indirettamente con titoli e azioni dell’economia “reale”.

Dall’uomo primitivo alla finanza, passa tutta la nostra storia: e in mezzo ci sono personaggi come Gesù o Bergoglio che provano a ricordarci come tutto questo non è di per sé brutto (è umano “possedere”, perciò inevitabile…) se – però – riuscissimo a riequilibrare il rapporto tra chi ha tanto e chi non ha niente.

Le logiche del possesso, della moneta e della finanza c’impongono di continuare a seguire le regole del gioco: ma è invece la logica dell’Amore che ci porterebbe a rivedere questo equilibrio, a fare uno strappo alla regola per far sì che nessuno muoia di fame, per far sì che i bambini non stramazzino a terra, per far sì che le guerre si fermino, per far sì che un cristiano e un musulmano possano andare d’accordo anche se la barba di quel Dio la immaginano in maniera diversa.

Papa Francesco e Fidel Castro: l'immagine virale

Papa Francesco e Fidel Castro: l’immagine virale

Questa settimana Bergoglio è a Cuba e poi negli USA: laggiù è scoppiata la pace tra Castro e Obama, e questo è successo perché le loro divisioni non sono più importanti come prima. Oggi abbiamo centri decisionali altrove: a Singapore, dove abbiamo vinto il Gran Premio con la Ferrari, oppure in Thailandia, dove ha costruito la propria ricchezza Mr. Bee (prossimo padrone del Milan), oppure in Cina, dove – nonostante i disequilibri della borsa – è detenuto il maggior patrimonio da ogni punto di vista, oppure in Malesia, dove – nonostante i frequenti incidenti aerei – è nascosto un tesoro.

La sfida del secolo non è più tra USA e Cuba. Ma tra USA e questi mondi orientali qui, appoggiati politicamente dalla Russia e amici dei grandi petrolieri arabi (a loro volta divisi tra sunniti e sciiti).

Bergoglio sa tutto questo: e cerca di ricordarci come tutti – prima di tutto questo – eravamo uomini primitivi. E come tutto questo può portarci a un concetto che lui ripete spesso: l’autodistruzione. Attraverso gli assassinii tra noi, certo, ma pure attraverso la rovina del nostro ambiente, dei nostri ecosistemi, del nostro pianeta (come scrive nell’enciclica “Laudato sii”).

Bergoglio sa che far capire questo è difficile: per questo ce lo suggerisce come qualcosa di conveniente. Bergoglio con serietà ci dice che non ci conviene far morire i migranti, che non ci conviene crear guerre tra noi, che non ci conviene ignorare i Paesi orientali, che non ci conviene parlar male dei musulmani per partito preso. Bergoglio riconosce la fragilità di una coppia che si divide, di una donna che abortisce, di un uomo che vive l’omosessualità: e tutta questa è umanità, e non dobbiamo farcene solo una colpa, ma è maggiormente utile affrontare i problemi.

Bergoglio non è mai morto, e dunque non può spiegarci fino in fondo, materialmente, concretamente, se – dopo la morte – ci sarà un sogno anziché un sonno. Tuttavia il Papa ci chiede di pensare al presente, ispirandosi a Gesù ci chiede di amare, conoscendoci bene c’informa che amare conviene, che l’autodistruzione non conviene. Ci dice che il sangue di quei migranti, dei poveri, e della persona qualsiasi che nella nostra storia personale ci chiede aiuto e noi non gliene diamo, si ripercuoterà sulla nostra vita: e non perché da Lassù vi sia per forza un giustiziere che ci punirà. Ma perché – se noi siamo quelli che non amano la Vita – vuol dire automaticamente che, alla lunga, faremo del male a noi stessi.

Non è un Papa di sinistra: ma un Papa che ci parla da uomo a uomo.

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Salvatore Todaro

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