Intervista e recensione: Indipendent Fool di George Merk

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“Independent Fool” è un disco che si presenta con un inizio atipico: chi è abituato a una breve introduzione, anche di pochi secondi, di sola musica, in questo caso si deve ricredere: perché l’inizio della prima canzone dell’album, infatti, è affidata subito alla voce, accompagnata prevalentemente dalle percussioni. Questa, che all’esordio si mantiene su una tonalità media, appare dura e decisa e il coro che la segue gli concede spazio, come un altro spazio intermedio George lo concede all’assolo della sua chitarra. Solo verso la fine l’organo Hammond e clavinet di Claudio Bodini, sembrano portare in altra direzione la canzone, ma davvero è un attimo, perché il rock torna duro, George, con il coro che stavolta si è fatto più “complice”, tronca il brano, come succede peraltro con tutte le canzoni del disco, con decisione. Mica male iniziare un disco con un pezzo di questa portata, specialmente se uno si aspetta qualcosa di più “morbido”!

D’altra parte cosa si vuol pretendere da una canzone che s’intitola “Chewed Up and Spat Out” (traducendo in italiano: “Masticato e sputato fuori”)? Sì,questa canzone è stata proprio masticata bene e buttata fuori senza tanti scrupoli. Piacerà agli inglesi ed è quello che George vuole, ma colpirà anche chi si aspettava qualcosa di nuovo da lui: eccolo servito! Non è esattamente una canzone orecchiabile, ma la si ricorda dopo un paio di ascolti, non è una canzone “dolce”, ma non vuole esserlo e quindi va bene così. Alla fine ti chiedi se è stato un bene o un male inserirla come prima track, non essendo facile, ha una tessitura impegnativa che però l’ascoltatore allenato non può non notare. Si sente che è stata molto pensata e curata ed è giusto che gli si riconosca il titolo d’onore, ammesso che le prime track di ogni disco debbano avere per forza questo titolo.

La seconda canzone è a un livello simile, anche se meno elaborata, con un inciso orecchiabile e una prevalenza degli strumenti a corda. La terza, già con il titolo che si ritrova (“Wear a Smile”, più o meno: “Indossa un sorriso”) non può che essere una bellissima aria interpretata con più sentimento rispetto all’aggressività che si avvertiva nella prima canzone. È uno dei brani da eseguire in più occasioni e avrà un pubblico che l’apprezzerà molto: ottimo connubio e fusione tra voci, strumenti , musica e parole.

Ma non c’è tregua: arriva una delle canzoni più belle del disco “Margot”, molto veloce con un intermezzo più lento e un finale che ricorda, specie quando interviene il coro della band, certe sonorità dei paesi dell’est che (detto per inciso) me la fanno piacere da pazzi.

merk bis 0701Non parlerò di ciascuna canzone, ma per ognuna di esse ci sarebbe da dire molto. E poi, ascoltando il disco più volte, ogni ascolto fa scoprire una carta in più che prima magari era sfuggita.

Citerò, perché proprio non posso evitarlo, le bellissime ballate di “Love Ain’t a Lie” e “Rat”. Quest’ultima inizia in modo originale con il suono di uno scacciapensieri, che scompare per lasciare più spazio agli altri strumenti. Si sente che la base è stata studiata e lavorata a lungo ma il risultato lo giustifica in pieno: è infatti una delle più notevoli di tutto il disco. Ecco un’altra canzone che avrebbe potuto meritare di essere scelta anch’essa come prima track!

Altro titolo di merito del disco è rappresentato dagli arrangiamenti, tutti quanti affidati alla mano di George che si mostra particolarmente felice, pieno di inventive in più di un punto: e questo è il frutto di uno studio serio e accurato, che non è durato pochi mesi, di cui lui stesso parla nell’intervista concessa.

Si avverte pure che la collaborazione degli altri musicisti è molto attiva: George ha creato e arrangiato in modo adeguato ogni singola canzone, ma è riuscito a farsi ben seguire dai suoi collaboratori del gruppo che gli ha dato man forte e non si è risparmiato. Si sente che ogni canzone ha una sua ragione d’essere, che non è stata scritta e subito incisa così com’era ma ha subìto una serie di trattamenti, probabilmente è stata modificata in alcuni punti, se non addirittura rifatta con altre sonorità, o addirittura abbandonata e ripresa in altro momento con nuovo spirito creativo: è stata insomma “pensata” più volte, tanto che il risultato finale che noi ora ascoltiamo probabilmente è altra cosa di quello che era nell’intenzione dell’autore al momento della prima scrittura.

È vero che questo accade generalmente a tutti gli autori delle canzoni: si parte da un’idea, si realizza un primo “provino” e poi si passa a elaborare tutta una serie di prove prima di ottenere il risultato finale che appaghi totalmente. Ma qui il percorso è stato più elaborato perché la gestazione è stata più lunga e del resto lo ha ammesso George stesso che, dopo l’album “X”e la band si era sciolta, lui era rimasto spaesato e c’è stato anche un periodo in cui non ha suonato. In effetti le canzoni non hanno tutte la stessa costruzione né appartengono tutte allo stesso genere: si sente che sono state scritte e riscritte in momenti diversi. Questo, però, ha fatto sì che, quando sono state finalmente completate e messe insieme per formare un album, abbia dato allo stesso più variabilità, pur mantenendo una base pop-rock. Si tratterà di capire quale sarà la strada che percorrerà George in futuro se insisterà e approfondirà brani come “Chewed Up and Spat Out” oppure privilegerà canzoni come “Love Ain’t a Lie”.

In ogni caso, e questo è normale in ogni cantautore che abbia abbracciato questo mestiere: l’essere consapevoli che ogni disco non è un punto di arrivo ma la parte di un percorso che si va ad arricchire giorno dopo giorno. L’importante è non fermarsi, né accontentarsi del plauso del pubblico anche se, come succede per questo “Independent Fool” è più che giustificato.

Il disco è stato prodotto e arrangiato da George Merk.

Alla registrazione hanno partecipato:
George Merk: voce, chitarra, piano, synths, armonica
Ivan Griggio: basso, cori
Lorenzo Ferrari: batteria
Riccardo Guido: piano su “Out of My Mind”
Claudio Bodini: Orhìgano Hmmmond e clavinet su “Chewed Up and Spat Out”
Mixato da: Vance Powel @ Sputnik Sound, Nashville
Masterizzato da Richard Dodd @ Richard Dodd Mastering, Naswhille.

Carlo Tomeo

Carlo Tomeo

Clicca qui per leggere l’intervista esclusiva concessa da George Merk

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13 Risponde a Intervista e recensione: Indipendent Fool di George Merk

  1. Célia Pinto 12 gennaio 2016 a 00:52

    Parabéns , Carlo Tomeo , bravíssimo George Merk em seu mais novo trabalho, grande musicista , desejamos sucesso sempre aqui do Brasil.

    Rispondi
  2. Enrique Rabaudi 8 gennaio 2016 a 21:01

    Stupenda recensione di Carlo Tomeo sul nuovo disco di George Merk, bravissimo musicista e cantante, a cui auguro molto successo con questo suo ultimo lavoro discografico. Un enorme “in bocca al lupo” a questo grande artista!!!

    Rispondi
  3. adriana 8 gennaio 2016 a 15:08

    Grazie come mi piace george merk!!!!

    Rispondi
  4. Luciana Romita 8 gennaio 2016 a 14:21

    Disco “apprezzabilissimo” a cui auguro diffusione e successo anche qui in Italia! Sempre un grande “in bocca al lupo” a George Merk ….bellissima intervista! Carlo Tomeo, come sempre, dettagliato ef esauriente nella sua recensione.

    Rispondi
  5. Emanuela 8 gennaio 2016 a 13:54

    Una bellissima e sincera recensione, una serie di canzoni da ascoltare, un Artista da conoscere meglio. Grazie al sempre bravo Carlo Tomeo. Emanuela

    Rispondi
  6. Doris Castro 8 gennaio 2016 a 05:08

    Bellissima e minuziosa recensione del nuovo disco di George Merk. Complimenti al sig. Tomeo per l’articolo e successo a George Merk col suo INDEPENDENT FOOL!

    Rispondi
  7. simonabedendo 8 gennaio 2016 a 00:50

    recensione molto interessante, scritta con dovizia di particolari,

    Rispondi
  8. Manu 7 gennaio 2016 a 21:56

    Grazie, sig. Tomeo! Dopo la bellissima intervista di George Merk sul suo lavoro approfondito, ecco la recensione su un stupendo disco che piace all’orecchi che apprezzano la buona musica…
    E là, si è servito, si è abbagliato dal grande talento di questo giovane artista, George Merk, che non smette di evolversi e di progredire… Grazie di sottolinearlo! Difatti, è un magnifico album dove George Merk mostra tutte le sue qualità di grande musicista, di autore scrupoloso e di eccellente chitarrista…
    Ed aspettiamo con impazienza i concerti ed il prossimo album!

    Rispondi
  9. paolo 7 gennaio 2016 a 21:12

    Grazie mille per la bellissima recensione.

    Rispondi
  10. vettor maristella 7 gennaio 2016 a 20:10

    Ottima recensione che mette in luce il grande impegno di questo artista, grazie Carlo Tomeo

    Rispondi
  11. enza 7 gennaio 2016 a 20:08

    Questa dettagliata recensione mi stimola ad ascoltare più attentamente l’album di George Mark ” Indipendent fool ” ! Grazie Sig. Romeo e complimenti a George. .!

    Rispondi
  12. Franca 7 gennaio 2016 a 20:04

    George è un bravissimo musicista, merita di essere ascoltato! In bocca al lupo per questo cd!

    Rispondi
  13. Giorgio Urbinati 7 gennaio 2016 a 18:19

    Bellissima la recensione di Carlo Tomeo su questo figlio d’arte che se ha preso anche solo un decimo del talento dei suoi genitori diventera’ sicuramente un cantante e musicista ad alto livello.

    Rispondi

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