Quando non disegno, penso a cosa disegnare: Marco Gavagnin su IP

Chi di voi segue #vorreiprendereiltreno sa che per sostenere la nostra ONLUS, tra i vari modi, c’è quello di acquistare gadget e magliette con alcune simpatiche illustrazioni. Tra queste (a dire il vero la prima mandata in stampa) spicca un meraviglioso Elefante offertoci dal grande Marco “Gava” Gavagnin.

“Grande” non solo perché ci ha fatto il piacere di donarci un suo disegno, o perché sia alto quasi due metri… Ma perché è uno degli illustratori più bravi del panorama italiano, oltre che una splendida persona. Ho deciso di porre dieci domande a Marco Gavagnin, in arte “Gava” appunto, perché da quando ci ha aiutato (abbiamo venduto quasi 100 magliette con il suo Elefante, per un totale di 500 € raccolte) ho scoperto una persona davvero bella e disponibile, e vorrei farla conoscere anche a voi. Alla faccia di chi sostiene che gli artisti, quelli veri, si pongono su un piedistallo. Marco, al massimo, è salito sul nostro treno.

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1) Chi è stato e chi è Marco Gavagnin, quando non disegna? Descrivici la tua giornata tipo.
- Sono sempre stato il Gava, anche se sotto altre forme, sono stato imprenditore, bagnino, consigliere comunale, spala-neve, barista, artigiano, sono stato triste, allegro, ricco e povero. Quando non disegno, penso a quello che devo disegnare. Faccio pure canottaggio e gioco con la mia spettacolare bimba Viola, Viola è il nome.

2) Basta “imbracciare” l’arte, l’unica arma consentita, e tutto cambia, compreso la prospettiva che si ha del mondo. Quando hai in mano una matita e diventi “Gava” ti senti diverso o lo stesso? Come vedi le cose e come ti ci rapporti?
- Quando prendo in mano la matita mi sento bene e quando sto bene faccio cose buone. Sono fortunato a fare satira, sono felice di poter dire quello che penso disegnando. È stata la voglia di vedere il mondo diversamente che mi ha spinto a disegnare.

3) Personalmente ti ritengo un libero pensatore, un “sovversivo”, un autore di satira ribelle. Ma tu come ti definisci?
- Mi piace che tu mi veda così, mi fa figo, dovresti intervistarmi più spesso. Diciamo che mi definisco “Una piccola penna ottica nelle mani di Dio”.

4) Raccontaci come sei arrivato a disegnare, cosa ti ha spinto a farlo e se c’è un motivo che ti porta a non smettere.
- Ho sempre avuto la passione per il disegno, ho fatto il Liceo Artistico perché non c’era matematica e inglese, questo è vero, ma lì qualcosina ho imparato. Dopo un lungo periodo di inattività dovuto a quella cosa che si chiama vita, ho incontrato una persona che mi ha incoraggiato e sostenuto, in verità le persone sono due: Giorgia e Francesca. Non smetterò mai di disegnare, fosse anche solo sui lunotti impolverati. Non smetto perché mi piace farlo.

5) Hai dei “modelli”, dei punti di riferimento passati o attuali ai quali ti ispiri? E ad oggi chi dei tuoi colleghi stimi?
- Vengo influenzato da tutto, vedo qualsiasi cosa come interessante, stimolante, da provare. “Invidio” moltissimi illustratori e vignettisti, ci sono un sacco di ragazzi e ragazze fottutamente bravi lì fuori. Adoro Altan, come milioni di persone.

6) Il mondo dell’editoria in Italia non è facile, oggi, e così anche quello dell’illustrazione. Cosa ne pensi al riguardo? Hai mai pensato di lavorare per l’estero, sicuramente più fertile?
- Da quando sono nato sento sempre dire che i settori sono in crisi, magari è colpa mia. Sinceramente mi piacerebbe riuscire a lavorare in Italia, credo ci siano due tre cosette di un certo peso artistico che mi possano ispirare. Qualcosa comunque si comincia a muovere e non sento puzza di Radon.

7) Sei molto seguito su Facebook. Credi che internet (il suo sito è www.gavavenezia.it) e i social network possano aiutare un aspirante artista a farsi conoscere? Quanto possono essere incisivi nel dare opportunità di carriera?
- I social sono fondamentali. Sono un trampolino fantastico, un banco di prova immediato. Non li demonizzo, anzi li trovo utilissimi. Puoi proporre potenzialmente la tua cosa ad un paio di miliardi di persone.

8) Sempre sui social è capitato che tu parlassi spesso di te, soprattutto del tuo essere “caratterizzato” da dislessia: ce ne vuoi parlare? Come vivi questo “handicap” e quanto incide sul tuo lavoro?
- Ho scoperto da poco di essere dislessico o meglio ho scoperto da poco che quello che ho ha un nome. Non è grave, lo è stato. Da piccolo ero lo svogliato, il distratto, quello che potrebbe fare ma non si impegna. Le diagnosi da fare sarebbero state altre, ma andavo a scuola negli anni 70 nella zona più popolare di Venezia. Ho però messo in pratica in tutti questi anni dei percorsi alternativi, che mi permettono di arrivare al risultato comunque, ci faccio dei giri diversi e forse più divertenti. Quando scrivo il testo di una vignetta a volte commetto qualche errore, perché per me in quel momento non sto scrivendo, sto disegnando. Ma i social servono appunto anche a correggere i miei errori, ho una flotta di amici che mi aiutano. Anzi a volte penso proprio che sia una sorta di concorso “chi indovina per primo l’errore del Gava?”. Leonardo comunque era dislessico, tanto per dire, e pure Walt Disney.

9) Una volta, in privato, mi hai detto: “Io ho il terrore dei numeri e pure delle parole. Per questo disegno”. Quale messaggio, quale ruolo vuoi dare alle tue vignette?
- È vero che te l’ho detto e lo penso ancora, ma non ho capito la domanda, scusami. Posso usare questo spazio per dire che vendo la mia vecchia chitarra elettrica a 150 €? Praticamente nuova, non la so suonare.

10) Lascia un consiglio a un giovane aspirante illustratore, che magari non ha troppa fiducia nella condizione attuale del mercato “grafico” ma che non vorrebbe rinunciare al suo sogno.
- Provare, sperimentare, sbattere la testa e i pugni contro il muro e contro le apparenze, non smettere mai, cambiare forme e colori, imparare dagli altri, sbagliare, indovinare. Credo che questo però non valga solo per gli illustratori, vale anche per chi ha inventato #vorreiprendereiltreno! – e sorride – Ciao Iacopo grazie per quello che fai.

iacopo melio profiloIacopo Melio

Fondatore di “Vorrei Prendere il Treno”Clicca qui per saperne di più

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