Come nasce una parola: ecco su IP Margherita, la maestra di petaloso

Petalosi d’Italia, buongiorno!

Che…? Come mai petalosi…? Be’, se non conoscete questa parola, dovete essere rimasti indietro di qualche ora: infatti l’Accademia della Crusca ha dato il beneplacito al neologismo del “piccolo” Matteo, classe terza elementare, di Copparo in provincia di Ferrara.

A onor del vero, nel mio chiamarvi “petalosi d’Italia” sto violando il senso originario di questo aggettivo appena inventato, ma siete stati così tanti a twittare e fare rimbalzare su ogni social network la parola #petaloso, che non potrei chiamarvi in modo diverso!

petalosoItalia Post vi offre oggi un’intervista esclusiva. Siamo riusciti a parlare direttamente con Margherita Aurora, la maestra di Matteo, colei che ha fatto notare all’Accademia della Crusca la parola inventata dal suo alunno: scegliendo di non considerarla banalmente un errore, ma intravedendo in essa invece “il primo gradino verso la conoscenza”.

Innanzi tutto piacere di conoscerla, signora Maestra. Complimenti per il suo alunno! E complimenti a lei per aver colto un potenziale fattore d’innovazione in un errore!
Le faccio subito una domanda molto importante: qual è per lei il senso di essere maestra?
- Essere maestra… innanzi tutto non dico mai che vado a lavorare, ma vado a scuola: è lì che mi realizzo. Amo moltissimo il mio lavoro fatto di ascolto reciproco, questo interscambio mi fa crescere tutti i giorni, è grande opportunità vederli crescere. Insegno da 21 anni, sono entrata di ruolo nel ’97, anche se nel ’95 avevo già iniziato. Ho vinto il primo concorso che ho fatto.

I primi anni ho insegnato solo inglese, quindi avevo tante classi, poi ho avuto due figli e ho interrotto un po’ con le gravidanze. Il primo ciclo completo di bambini l’ho terminato tre anni fa, adesso sono in terza media. Poi ho preso la classe di Matteo dalla prima elementare: sono maestra prevalente, insegno italiano e matematica, faccio con loro tutto il mio monte ore settimanale.

Penso sia una grande responsabilità: ci sono dei giorni che mi vedono per sei ore, quasi più dei loro genitori. Devo essere un esempio positivo.

auroraUn esempio positivo lo è sicuramente stata nel non limitarsi a segnalare un errore di lessico, ma – al contrario – nel riuscire ad intravedere in esso un potenziale fattore d’innovazione. Curioso, peraltro, come il suo nome – Margherita – sia stato in qualche modo fonte d’ispirazione per il suo alunno: scriveva di una margherita – il fiore – quando gli è venuto in mente l’aggettivo “petaloso” per indicare il fatto che ha “tanti petali”…!
- Sì! Qualche settimana fa, in un lavoro sugli aggettivi, Matteo ha usato “petaloso” per dire che, a differenza dei papaveri, la margherita ha tanti petali.

La parola mi ha impressionato da subito, è stata veramente bella. Io sono molto “fisicona” nell’approccio coi miei alunni e sono andata a baciare Matteo perché mi ha applicato la regola suffisso -oso per creare una parola che sembrava plausibile, non ha sbagliato. Penso ci siano tanti errori belli: senza errori come si fa ad imparare, a riflettere su quello che si è fatto? L’errore è il primo gradino verso la conoscenza.

Quindi si è rivolta alla fonte della conoscenza per eccellenza, in campo linguistico: all’Accademia della Crusca. Aveva mai scritto prima d’ora a tale ente?
- Assolutamente no, non l’avevo mai contattato. Seguivo il sito o la pagina social quando avevo dubbi: quando correggi 23 temi e tutti fanno lo stesso errore, poi viene il dubbio anche a te come insegnante e cerchi un punto di riferimento come consulenza. Davanti alla parola “petaloso”, Matteo ha detto molto semplicemente: “Se ho inventato una parola nuova, va nel dizionario”. Quindi ho spiegato che ci sono tanti passaggi perché una parola venga inserita, e abbiamo deciso di chiedere a chi queste cose le sa.

La decisione di mandare la lettera è stata dei bambini: il mio impegno era quella di correggerla e mandarla a loro nome. Loro si sono trovati durante l’intervallo come divertissement, l’hanno fatta copiare da una compagna in bella grafia e poi hanno firmato tutti a sostegno della richiesta di Matteo. Insomma, un bel lavoro di squadra.

È una lettera molto semplice, nella quale si presenta e dice: io ho inventato questa parola, la possiamo mettere nel dizionario?

cruscaTutto questo succedeva tre settimane fa. Poi, il 23 Febbraio, arriva la risposta.
Lei è consapevole di essere nella storia della lingua italiana? L’aggettivo “petaloso”, peraltro, è subito stato citato anche da un tweet dello stesso presidente del Consiglio, e c’è di più: l’ha accostato al progetto del dopo Expo, “Italia 2040”, per dire che ha più di un ambito d’espressione.
- Quando è arrivata la risposta, in classe è subito scattato l’applauso. La risposta è stata precisa ed esauriente. Per me vale come mille lezioni di italiano.

La consapevolezza non c’è da parte sua, perché ricordiamoci che lui è un bambino. E poi nemmeno io mi sono resa conto di quello che stava succedendo, prima di essere coinvolta in questa fitta rete di chiamate e di richieste come se fossi una pedagogista esperta.

Non sapevo del presidente del Consiglio, lo apprendo adesso da Lei, mi fa piacere, anche se per me conta molto di più quello che ha scritto il mio piccolo Matteo. Se ne rendono conto i suoi genitori, che sono stati gentilissimi: anche ieri sera mi hanno mandato messaggi meravigliosi, dicendo “Se Matteo sta facendo quest’esperienza è grazie a lei”.

Ed è vero: gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale nella trasmissione del sapere e dell’amore per il sapere. Personalmente, ho la convinzione che il linguaggio sia vita. Che cosa ne pensa, da maestra di italiano?
- Sono pienamente d’accordo: le parole sono potenti e definiscono tutto ciò che ci circonda. Sono anche arbitrarie quindi il loro senso è profondo. Bisognerebbe sempre cercare di dosarle, in questo senso la rete le fagocita: sui social ci si esprime come lo si fa oralmente, la lingua scritta, invece, richiede più riflessione. Qualcuno ha notato come nel giorno del funerale di Umberto Eco sia nata una nuova parola: vedere accostato un uomo di una cultura così immensa ad un bambino è qualcosa di splendido. Io sono solo un adulto che ha ascoltato.

Grazie al piccolo Matteo per la sua fantasia, per il contributo di linguaggio e dunque di vita. Grazie alla maestra Margherita per l’ascolto, grazie all’Accademia della Crusca per la disponibilità all’innovazione.

Per concludere, mi sovviene il verso di “Amai”, di Umberto Saba: M’incantò la rima fiore amore, la più antica, difficile del modo. E se può esistere “petaloso fiore”, voli ora la fantasia a immaginar metafore d’un “petaloso amore”.

Viva la creatività. Viva la lingua italiana. Viva la vita racchiusa nelle parole.

ABD_9539Stefania Barcella

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