La generazione di Euco sta costruendo il futuro, e l’Europa vera

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Ho avuto l’opportunità di partecipare all’organizzazione di EUCO, e credo che questa sia una grande storia da raccontare.

Pochi sanno che a Milano, lo scorso sabato sera, si trovavano a condividere la cena mille persone provenienti da tutte le parti d’Europa. Mille, avete capito bene. Prevalentemente giovani dai 18 ai 30 anni, rappresentanti di quasi cinquanta nazionalità.

EUCO è il Congresso Europeo del Rotaract, e il Rotaract è la costola giovanile del Rotary, che – a sua volta – è l’associazione, fondazione di filantropia e servizio più importante del mondo.

Ebbene: l’EUCO quest’anno si è svolto a Milano, e le corde che vibravano tra le tavole rotonde di quella sala del Crowne Plaza di San Donato erano più vibranti che mai. È stata una settimana piena di emozioni, cominciata mercoledì 20 e completatasi domenica 24.

Da sinistra Francesco Ascioti, con Nicolò Morosi, Mikolaj Dragovic, ed Edoardo Guida -  Foto di Craig Leon Simons

Da sinistra Francesco Ascioti, con Nicolò Morosi, Mikolaj Dragovic, ed Edoardo Guida

È stata un’opera di visionari: dei visionari come un professionista che si chiama Edoardo Guida, presidente dell’HOC – il Comitato Organizzatore. Leader come Francesco Ascioti, rappresentante distrettuale nell’anno in cui è stata conquistata l’assegnazione a Milano dell’EUCO. Grandi donne come Veronica Bradaschia, italiana presidente dell’ERIC, cioè il Rotaract Europa. Queste persone hanno tutte meno di 30 anni: e questo dato anagrafico vi dà la cifra significativa del valore che possiedono per potere fare tutto questo. E io – che le conosco personalmente – ve lo testimonio.

Perché, vedete, quei mille ragazzi rappresentano un’istantanea chiara e concretissima di una generazione che si fa largo tra le pieghe della realtà che stiamo vivendo. I ragazzi che hanno fatto parte dell’organizzazione, così come quelli che sono arrivati a Milano per la “cinque giorni”, lo hanno fatto perché amano il Rotaract. Non erano assolutamente obbligati da questioni di lavoro, né da niente di formale: ma si muovono, spendono, investono e vivono seguendo dei valori nei quali credono e in cui si riconoscono.

Quelle mille persone dai 18 ai 30 anni, per cinque giorni, hanno discusso di come possiamo essere un dono per il mondo. Hanno discusso di come fare a servire gli altri. A servire i poveri, a servire chi ha bisogno nelle terre più lontane, a servire i bambini deboli, a diffondere l’istruzione, a diffondere le cure mediche, a far emergere le leadership, a usare le tecnologie al servizio dei valori.

Veronica Bradaschia con Holger Knaack, del Rotary International

Veronica Bradaschia con Holger Knaack, del Rotary International – Foto di Craig Leon Simons

Mille persone dai 18 ai 30 anni si pongono queste domande, che sono – per l’appunto – le domande del Rotary e del Rotaract. Lo fanno durante i congressi e durante le conversazioni, e poi naturalmente ballano, si divertono, e poi naturalmente girano Milano, vanno in gita sul lago di Como, a Bergamo Alta, sui Navigli. Sono giovani che taggano foto su Facebook, twittano, s’innamorano, sono giovani che litigano come tutti gli altri e che tifano rispettivamente le loro squadre in Champions League come tutti gli altri.

Ho visto la generazione EUCO, e questa visione mi ha infuso un’infinita speranza. Sapete come questo giornale s’interroghi ripetutamente sugli aspetti decadenti della nostra società. Sapete come questo giornale cerchi giorno per giorno le soluzioni alle verità che ci si presentano davanti agli occhi, le problematiche, gli abusi di potere, la mancanza di consapevolezza: ebbene, io in questa generazione EUCO vedo la possibilità vera e fattuale di poter cambiare le cose.

Sono persone che si sposeranno, che faranno dei figli, che stanno entrando a far parte di aziende, che svolgono professioni, che mandano avanti le proprie start up, che superano gli ostacoli, che viaggiano dalla Svezia, dalla Turchia, dalla Russia, dalla Francia o dal Belgio inseguendo un sogno. Cinquanta nazionalità rappresentate, di giovani dai 18 ai 30 anni che credono nella propria realizzazione, che aiutano gli altri, che condividono nel senso sia mediatico sia profondo del verbo “condividere”.

Sono persone che credono nell’Europa. E non certo nell’Europa delle regole, dei potenti, della ripresa economica lenta e delle leggi sul debito o sulle tasse. Ma nell’Europa dell’Erasmus, nell’Europa di Schengen, nell’Europa di una sola moneta, di una lingua inglese per comunicare tra noi, e di tante lingue franche che poi si mescolano tra loro. Sono giovani nati così, che non hanno conosciuto la vecchia politica, che non hanno conosciuto la vecchia comunicazione, che non hanno conosciuto la burocrazia: e che – scontrandosi coi retaggi antichi – vogliono cambiarli.

E nello stesso tempo prenderne il meglio.

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Foto di Craig Leon Simons

E anche questi giovani commettono degli errori. Anche questi giovani bevono un bicchiere di troppo. Anche questi giovani sono esseri umani. Ma io – durante questi giorni di EUCO – mi sono accorto che la mia generazione tiene a se stessa. Che la mia generazione può farcela. Che si parlava un linguaggio comune. Che ci si prendeva cura dei problemi esistenziali e sociali. Che si ascoltava, nonostante si parlassero lingue diverse. Mi sono emozionato, e mi sono accorto che ce la possiamo fare. Dall’Italia, da Milano, da tutte le parti d’Italia, da tutte le parti d’Europa. Mi sono accorto dell’esistenza di una generazione che sta costruendo il futuro, di una generazione senza frontiere.

Salvatore-Todaro_avatar_1378053232-100x100 Salvatore Todaro

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2 Risponde a La generazione di Euco sta costruendo il futuro, e l’Europa vera

  1. Jacopo Moroni 26 aprile 2016 a 17:05

    Grande Salvo, bell’articolo ampiamente rappresentativo di quello che è il Rotaract!

    Rispondi
    • Salvatore Todaro
      Salvatore Todaro 26 aprile 2016 a 17:12

      Grazie Jacopo, e complimenti del grande lavoro e sacrificio.

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