Prima il TFA, ora il Concorso: ma in futuro servirà chiarezza

Oggi parliamo del Concorsone: il concorso per docenti previsto dalla “Buona scuola”. Sono 165.578 gli aspiranti con tutte le carte in regola – secondo le direttive ministeriali – a fronte di 63.712 i posti disponibili in tutto, fra infanzia e primaria (24.232), secondaria di primo e secondo grado (33.379), sostegno (6.101).

Abbiamo intervistato una giovane candidata che – dopo essersi laureata ed aver conseguito l’abilitazione tramite il controverso TFA, tirocinio formativo attivo – ha sostenuto la prova scritta per l’insegnamento di Lettere (classi di concorso 043 e 050).

dabbInnanzi tutto, conosciamola…
- Sono Deborah Abbaduto e tra qualche giorno compirò 32 anni. Passerò questa giornata studiando… e fin qui, tutto normale: un insegnante non smette mai di farlo. A volte, però, mi domando perché sia così difficile…

Insegni già nella scuola?
- Sì, insegno a Milano da quasi 4 anni. Ho iniziato un po’ per caso, un po’ come sbocco naturale della mia laurea in Culture Moderne comparate. Ho insegnato un mese e mezzo in una scuola in cui è stato amore a prima vista: la Quintino di Vona.

Mi è piaciuto tutto: il rumore dei banchi, le risate dei ragazzi, il Dirigente severo ma equo… ho insegnato alla scuola serale, alla secondaria di primo grado e al Professionale.

Mi piace insegnare, mi piace stare a scuola, mi sento un pesce nell’acqua.

scuolaMa – per legge – una Laurea Specialistica non basta, e l’amore per quello che si fa non viene in alcun modo “misurato” né “verificato”.
- Per continuare ad insegnare, mi è stato chiesto dallo Stato di abilitarmi tramite il TFA e tre prove selettive e un percorso di esami e tirocinio.

Dopo l’abilitazione, che mi è costata molto in termini di sacrifici fisici, psicologici ed economici (ho comunque continuato a lavorare), mi ritrovo in seconda fascia ad insegnare con lo stesso tipo di contratto di colleghi di terza fascia senza abilitazione.

Quanto ti è servito, per la tua professione, il TFA?
- Il TFA ha cambiato, almeno in parte, il mio modo di vedere la didattica. È stato davvero un percorso formativo. L’esperienza in classe è empirica, il TFA ti dà le basi teoriche e legislative.

giannini renziTuttavia nemmeno l’abilitazione è stata sufficiente per un contratto nella scuola a tempo indeterminato perché – per legge – serve anche il Concorso. Che adesso il governo è tornato a introdurre.
- Esatto. Però ci siamo ritrovati a sostenere un concorso bandito con due mesi di ritardo, che ha comunicato le sedi con meno di 15 giorni di tempo, commettendo errori grossolani (prima siamo stati divisi per data di nascita, dopo qualche giorno ci hanno cambiato le sedi e messi in ordine alfabetico).

Il Ministero ha puntato tutto su un bando in cui sono elencati gli autori da studiare e si parla molto di leggi ed avvertenze generali, ma poi ha proposto in due ore e mezzo sei domande aperte (di cui 3 unità di apprendimento e la strutturazione di una verifica sommativa sul tema del ricordo in Pascoli, Montale, Ungaretti, Gozzano e Leopardi), con tanto di griglia di valutazione, quando – invece – la loro nei nostri confronti manca del tutto: 6 quesiti aperti più 10 domande chiuse in lingua in 150 minuti… Domande interessanti, ma non si valuta qualcuno in 150 minuti…!

Secondo te che cos’avrebbe potuto funzionare meglio?
- Chiarezza: è il termine-chiave. Penso a chi comincia un percorso di laurea per il quale ti vengono prospettati determinati sbocchi (quale l’insegnamento), ma ti ritrovi a scoprire che in realtà non basta. In questi anni sono stati continuamente rinviati i concorsi, e a un certo punto – oltre al TFA – sono state anche inserite delle scuole di specializzazione, poi abolite – con tanto di prove preselettive di sbarramento che non sono servite a niente.

Ora il concorso è tornato: eppure nel bando e nella modalità di esecuzione di tali ulteriori prove manca chiarezza. Chi fa questo lavoro ama insegnare, ma serve necessariamente maggiore chiarezza da parte del governo.

Ironia del “gioco di ruolo” vuole che agli insegnanti venga costantemente richiesta proprio la chiarezza da parte degli alunni: quando danno delle regole, quando organizzano il lavoro in classe, quando spiegano, quando somministrano le diverse prove.

Sarebbe interessante, allora – e lo lanciamo come proposta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi – che gli aspiranti insegnanti in possesso della laurea siano successivamente giudicati non più con prove nozionistiche da svolgere in modo eccellente in tempi da record, quanto piuttosto da una valutazione nel corso di un anno scolastico in classe, sulla base – se non già dell’amore, perché quello è incommensurabile – della chiarezza.

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Stefania Barcella

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