I messaggi finali passati con le unioni civili

Amati Lettori,

si fa sempre un po’ di fatica a raccontare le cose che vengono fatte. In genere per chi è al Potere – sia per quanto riguarda il governo, che per quanto riguarda amministrazioni delle città – non è facile raccontare le cose che vengono fatte. Questa è storicamente una problematica che – sia in tempo di elezioni, che al di fuori di esso – dà un certo vantaggio alle opposizioni piuttosto che a chi sta governando, proprio perché quella di chi deve parlare “contro” è una narrazione più semplice, rispetto a quella di chi deve parlare a favore di se stesso e del proprio lavoro.

Questa è stata una settimana storica, perché per la prima volta nella storia l’Italia ha una legge sulle unioni civili.

bandiera (2)È molto interessante vedere come per mesi, e fors’anche più di un anno, Renzi non aveva voluto investire su questa legge: ogni volta che gliene veniva chiesto conto, rispondeva ch’era qualcosa di cui si doveva parlare in Parlamento e non era, quindi, uno degli obiettivi del governo.

Lo diceva a chiare lettere in dichiarazioni pubbliche.

Durante quest’anno la legge sulle unioni civili era in Commissione, e trovava un’intesa fra PD e M5S: era l’unico punto su cui concordavano e che stavano scrivendo insieme.

Nel frattempo, Renzi ha raggiunto l’obiettivo che più gli interessava in quel momento: far approvare l’ultima lettura delle riforme costituzionali, cioè quella che poi dovremo approvare noi stessi con il referendum di Ottobre.

renzi (21)Una volta raggiunto quel risultato, Renzi non doveva più gestire gli equilibri parlamentari e, visto che la riforma delle unioni civili era ancora ferma, ha deciso con uno scatto repentino d’impadronirsi di questo risultato e ha di conseguenza impostato intere settimane su di essa: la comunicazione si è catapultata sulle unioni civili, gli ordini del giorno delle camere si sono catapultati sulle unioni civili, e tutto è stato fatto in modo perfetto (come già avevamo detto analizzando il “capolavoro politico”).

Così ha posto la fiducia, che vuol dire far finire discussione su qualsiasi emendamento e far votare tutto con “sì” o “no” (ipotesi improbabile poiché farebbe tecnicamente cadere il governo, e questo nessuno lo vuole, salvo casi eccezionali). Fin qui, nulla di strano.

renzi firmaQuello su cui dobbiamo puntare la nostra attenzione è piuttosto il fatto che la prima fiducia al Senato è stata posta ed è passata un mese e mezzo fa, mentre in genere, quando si pone la fiducia, le votazioni all’interno delle diverse camere vengono svolte a distanza di pochissimi giorni: invece, per le unioni civili, il meccanismo adottato è stato molto più sofisticato.

Renzi voleva infatti ben scandire i tempi di questo passaggio, di conseguenza interessavano due punti da rendere, e far assimilare in modo ben distinto e separato.

Il primo punto riguarda l’aver tolto il discorso delle adozioni, del quale si è parlato per più di un mese. Se andiamo a vedere come titolavano i giornali – anche cattolici – all’indomani della prima fiducia, vediamo come veniva considerata una vittoria del mondo cattolico. Renzi prima aveva contribuito a rompere l’accordo con M5S, poi a far rinascere l’accordo di maggioranza con NCD, sulla base del fatto che le adozioni venivano completamente tolte dal testo. All’indomani della prima fiducia si diceva che aveva vinto il buon senso: sì ai diritti, ma no al coinvolgimento dei bambini.

Questa era la narrazione fino a un mese e mezzo fa. Quindi la novità: Renzi non mette all’ordine del giorno quella fiducia, ma la congela. Passano quasi due mesi prima di arrivare alla fiducia celebrata questa settimana.

treviAndiamo ora a notare come il testo – perfettamente identico a quello passato in Senato – venga raccontato in modo assolutamente differente rispetto a un paio di mesi fa. Basta guardare, ancora una volta, le prime pagine dei giornali – anche cattolici – per vedere come le dichiarazioni enfatizzino i diritti civili, la famiglia tradizionale “superata” e “maltrattata”. Eppure, lo rimarchiamo, è ancora quel testo. Nulla è cambiato. Nel modo più categorico: anche una sola virgola diversa avrebbe fatto sì, infatti, che si dovesse ripassare nuovamente dal Senato.

È dunque incredibile il rovescio della medaglia. Ma è altrettanto chiaro che tutto ciò è stato premeditato da Renzi stesso: sapeva che sarebbe andata così, e a tutti quanti conviene che la questione sia stata trattata così.

Il primo messaggio, un paio di mesi fa, era: “Sono arrivato io e ho messo ordine alle cose, sì ai diritti civili ma no alle adozioni”. Questo – nella prima fase – era l’unico obiettivo da raggiungere ed è stato raggiunto, ma tutti gli altri messaggi diffusisi come corollario non andavano affatto bene: Renzi rischiava di passare, anziché come leader moderno e laico, un paladino della religione cattolica. Allo stesso modo, nemmeno alla Chiesa andava bene esultare per questa legge.

Il congelamento è servito per rimettere i messaggi a posto.

Quando lo stesso identico testo passa l’approvazione della Camera, i messaggi sono completamente diversi: Renzi è tornato colui che ha permesso diritti civili, i colori arcobaleno si sono diffusi ovunque, le adozioni sono ormai dimenticate perché tutti coloro che hanno voluto i diritti considerano una vittoria che la maggioranza di governo sia stata capace di fare questa legge. Renzi può sottolineare di essere un leader moderno laico, e la Chiesa può bilanciare la sua posizione mostrando intransigenza totale con dichiarazioni assolutamente contrarie a questa legge.

È un gioco di ruolo e di ruoli.

PalazzoChigiRenzi, al di là di questi messaggi rimessi a posto, ragiona su due direttive.

Da un lato il “sentiment” vero degli italiani, che questa sia una legge che doveva essere fatta: ormai anche i cittadini che vanno a messa hanno imparato a riconoscere diritti di chi è omosessuale o divorziato, ed è favorevole a questa legge. Anche chi al bar dirà con gli amici di essere contrario in realtà sa che uno Stato serio doveva fare questa legge.

Dall’altro lato, e qui chiudiamo il cerchio, rilanciando – ancora una volta, inevitabilmente, verso il referendum di Ottobre – è ancor più importante il fatto che Renzi, in questo momento, ha bisogno di parlare ai cittadini più di “sinistra”, affinché vadano a votare per quel referendum. Il suo target di riferimento, ora, era quell’elettorato che un tempo lo amava e che ultimamente ha storto un po’ il naso di fronte alle sue posizioni più moderate. L’unico modo per farlo re-innamorare era parlare con questa legge, grande battaglia della sinistra.

Ecco dunque perché si è impegnato tantissimo al fine di passare i giusti messaggi nei giusti modi, nei giusti tempi e alle giuste persone.

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Stefania Barcella

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