Renzi, basta un sì: l’apertura della campagna referendaria

Amati Lettori,

Sabato 21 Maggio il premier Matteo Renzi ha inaugurato il cammino verso il Referendum di Ottobre: ha scelto di farlo a Bergamo, mia città, dunque sia per la rilevanza nazionale dell’evento sia per la vicinanza fisica a me, non potevo proprio mancare.

Lo scopo mio e d’Italia Post non è quello di dirvi tout court di votare sì o no o di non votare, ma è quello di darvi tutti gli strumenti affinché voi possiate farvi un’idea entrando nel merito delle questioni: così, per questa puntata del Senso di Quello che Facciamo, scelgo di regalarvi la trascrizione integrale del discorso di Renzi. È un discorso lungo, sfaccettato e importante.

Appena ha preso il microfono, però, senza che nemmeno avesse aperto bocca, sono iniziate le contestazioni di un paio di persone su tutto il Teatro Sociale (ne ospitava 460, non di più per ragioni di sicurezza). Grande prova di aplomb del premier, che – una volta calmate le grida – si è limitato a rispondere:  “Fatemi dire innanzi tutto una cosa: se qualcuno fuori da qui o infiltrandosi dentro di qui potesse pensare che ci toglierà il buonumore di questa campagna referendaria ha totalmente sbagliato il destinatario. Noi siamo sempre pronti a dialogare con tutti, ma lo faremo con il sorriso, con l’entusiasmo. Bello vedere tanti bambini, io temo perché vi abbiamo costretto a un orario sbagliato e sono imbarazzatissimo che sono arrivato in ritardo” – e qui il premier ha rotto subito il ghiaccio scherzando a proposito di usi e costumi diversi in tutt’Italia: “Se arrivi con mezz’ora in ritardo al Sud è un segno di stile. Io ero preoccupatissimo, ma Giorgio (Gori, sindaco di Bergamo) mi diceva “stai tranquillo che ti aspettano”… poi intanto c’era la figlia che scriveva i messaggini: “Papà dove siete?”.

Sempre per dare il giusto inizio rispettando tutte le formule di rito e cortesia, è seguita una menzione speciale proprio a Gori, padrone di casa della prima tappa in vista del Referendum costituzionale: “C’è un elemento personale, umano, io sono tanto felice di vedere Giorgio Gori con la fascia di sindaco. Lo fa con una tenacia, con un entusiasmo, per cui voglio dirti innanzi tutto: grazie sindaco”.

Ed ecco poi l’inizio vero e proprio del discorso, che entra nel merito del quesito referendario e che d’ora in avanti vi trascriverò senza interferenze.

BG1“Il punto chiave è che sta accadendo qualcosa di straordinariamente importante: è che finalmente le cose succedono. Cosa è accaduto per anni? Fuori dai palazzi del potere l’Italia correva – non è vero che l’Italia è fatta soltanto di problemi e di difficoltà, l’Italia andava avanti – invece nel mondo della politica c’erano sempre le stesse facce, che si scambiavano le poltrone, ma erano sempre loro. L’immagine più efficace che mi viene in mente della politica italiana di questi anni è il wrestling.

Non è un caso che in questo referendum, nel fronte del no, ci siano tutti e il contrario di tutti, che stiano insieme storie completamente diverse e stiano insieme unite dall’esigenza di dire: no, non si cambia.

Ora, naturalmente, il compito di spiegare le ragioni di questa riforma è nostro, e proviamo a parlare nel merito di quello che sta avvenendo.

Per anni ci hanno raccontato che in Italia c’erano troppi politici. Io vi guardo negli occhi, io amo la politica, non mi sentirete mai dire una parola contro la politica. La politica, diceva san Tommaso, è la forma più alta di carità organizzata. La politica è dire a quelle bambine e a quei bambini che sono qui noi stiamo immaginando un futuro che abbia il senso della giustizia e non dell’egoismo, c’è tanto bisogno di politica nel mondo e la politica è fatta da chi fa proposte non da chi dice no, altrimenti diventa ostaggio della paura, e guardate che sta accadendo in tante parti del mondo: dagli Stati Uniti al Sud Est Asiatico fino all’Europa. Quante persone quanti politici giocano sulla paura, pensate a chi continua a dire dobbiamo tirare su dei muri chi costruisce un muro pensa di sentirsi al sicuro, alla fine finisce che è lui che è intrappolato dentro.

Noi siamo quelli delle piazze noi siamo quelli che pensano che fare politica vuol dire fare delle proposte, la questione dell’immigrazione è una questione difficile che ci vede in dovere di dare risposte alla nostra gente. Ma quando c’è una situazione come l’immigrazione c’è da avere due atteggiamenti diversi: il primo è l’immediato, se qualcuno sta affogando in mare io non sto dietro a slogan populisti, la mia cultura, i nostri valori della nostra civiltà ci impongono di andare a recuperare quelle vite e quando una bambina nasce a bordo della Guardia Costiera della Marina Militare sono orgoglioso di essere italiano.

Accanto a questo però sappiamo che dobbiamo fare una strategia di medio periodo perché non possiamo pensare di far finta di niente: quante volte sentiamo in tv i profeti dei talk show dire aiutiamoli a casa loro!  È un concetto rozzo volgare ma giusto, solo che se li vuoi aiutare a casa loro devi fare investimenti sulla cooperazione internazionale che i governi precedenti hanno tagliato, devi pensare che l’africa non è il luogo della paura, il continente nero, è il continente che può crescere, con tanti problemi, ma che ha visto uscire dalla povertà un miliardo di persone. Allora dobbiamo immaginare delle strategie di sviluppo, dobbiamo fare un progetto completo. Il Migration Compact è una proposta che l’Italia ha fatto per dire andiamo davvero ad aiutarli a casa loro perché non rischino la vita in mare, perché il mare è il posto più pericoloso per salvare le persone. Aiutarli a casa loro significa avere una strategia di sviluppo. Altri pensano che aiutarli a casa loro sia portare i diamanti in Tanzania, sia continuare con un atteggiamento in cui si è fatta tanta scommessa sulla paura delle persone, ma non si è risolto il problema della gente.

BG2E questo è un punto chiave: abbiamo il parlamento più costoso e numeroso del mondo, 945 parlamentari. Gli Stati Uniti ne hanno poco più di 500 fra Camera e Senato, noi che siamo l’Italia 945. La prima regola che da 30 anni la politica dice di volere attuare è ridurre il numero dei politici. Con questa riforma si eliminano 315 stipendi e il Senato diventa un luogo che non dà più la fiducia, non fa più il ping-pong, e rende finalmente più semplice questo Paese.

Oggi alla fine del mese voi pagate 945 stipendi dei senatori, continuerete a pagarne 630 e a questa riduzione corrisponderà una semplificazione: una sola Camera avrà il potere di dire sì o no alla fiducia.

Noi abbiamo avuto in 70 anni di vita repubblicana e 63 governi: un governo durava meno di un gatto in autostrada. Ora voi mi direte: non puoi parlare in questi termini di riforma costituzionale. Vi potrei citare le dichiarazioni sul bicameralismo perfetto, paritario. Giuseppe Dossetti al convegno di assisi spiegò nel dettaglio perché c’era stato un eccesso. Il bic paritario era stato, dice un altro autorevole giurista cattolico, il risultato di beni incrociati.

La sinistra da sempre era a favore del superamento del bicameralismo. Enrico Berlinguer parlava direttamente di monocameralismo. La storia di questi 70 anni ci ha sempre detto basta: due rami del Parlamento così non hanno senso. Cos’è accaduto in questi due anni? È accaduto che non ci credeva nessuno, ma questa legislatura ha fatto la riforma costituzionale. L’ha fatta.

È la più grande opera di autoriforma che la politica può fare. Ho chiesto ai senatori: avete il coraggio di fare questo? E quando lo chiedevo, avevo paura che mi dicessero sì a parole ma no coi fatti. Hanno votato sei volte fra deputati e senatori, hanno ottenuto questo risultato, a me pare un risultato straordinario e per la prima volta nella storia ita c’è una riduzione del numero di parlamentari. Allora il primo tema su cui si voterà è sì o no: chi dice sì dice che vuole ridurre il numero dei parlamentari, rendere la camera un luogo dove si dà fiducia e si vota bilancio, e senato luogo di rappresentanza delle autonomie territoriali senza stipendio senza indennità e una semplificazione pazzesca in termini di produzione legislativa e di riduzione dei tempi.

Molti di voi che son qui probabilmente magari sono nel PD o credono comunque nel centro-sinistra, ma questa riforma la voteranno tantissimi elettori del Movimento Cinque Stelle e della Lega Nord, perché mentre è comprensibile che i dirigenti della Lega Nord e del Movimento Cinque Stelle che hanno una fifa matta di perdere le loro poltrone – perché di questo stiamo parlando – che hanno il terrore di vedere finita la loro carriera politica, perché parlano contro il sistema, Roma ladrona, ma quando si accomodano stanno benissimo.

I cittadini che votano Cinque Stelle e che votano Lega, quelli a cui sto antipatico e che non mi voterebbero neanche sotto tortura, questi qui cosa fanno? Quando andiamo a raccontare su che cos’è il referendum voteranno per noi, per il sì, perché non è un voto per il PD: è un voto per l’Italia. Il mio augurio in questa campagna referendaria è molto semplice: Noi dobbiamo andare a vedere tutti i documenti su come il dibattito costituzionale si è svolte dal 46 al 1947, come è stato giusto che il governo facesse la proposta, e Calamandrei spiega che la democrazia decidente è l’unica alternativa al rischio dell’anarchia e al rischio della dittatura.

Uscirà un documento di oltre 100 costituzionalisti che spiegano perché stanno convintamente dalla parte della riforma. Ma c’è anche il bisogno la necessità di andare a incontrare le persone che non voteranno mai per me o per il PD, ma che messo a un bivio dicono: mamma mia tra avere 630 parlamentari e averne 945, tra una democrazia che funziona velocemente e una democrazia che è l’inciucio costante e permanente, tra avere un governo che dura cinque anni e le opposizioni che fanno il loro dovere e i 63 governi che cambiano una volta all’anno, moltissimi elettori Cinque Stelle, Lega e Forza Italia voteranno per questa riforma. Bisogna andare a cercarli. Bisogna spiegare che i loro dirigenti non stanno difendendo gli ideali dei loro movimenti, stanno difendendo le loro poltrone.

C’è un altro punto. Se per caso questa riforma non passasse cosa accade? Accade che il Paese va nell’ingovernabilità, come sappiamo. Se passa la riforma, c’è il partito che vince – attenzione il partito, il premio di coalizione non esiste perché il premio è alla lista – se c’è un partito che vince, quel partito governa e gli altri hanno peraltro più potere e vanno ad aiutare il lavoro delle opposizioni, però si sa chi governa e chi è all’opposizione.

Se non passa, accadrà il paradiso terrestre degli inciuci, perché ci sarà un sistema in cui nessuno avrà mai la maggioranza e quindi voi, come è già accaduto e io ne sono una dimostrazione, perché io sono diventato presidente del Consiglio sulla base dell’incarico del presidente della Repubblica come prevede la Costituzione, ma sulla base di un accordo parlamentare. Perché il sistema oggi è un sistema nel quale è il Parlamento il luogo nel quale si formano le maggioranze o non si formano le maggioranze, se nessun partito ha la maggioranza è chiaro che dovrà fare gli accordi, quindi voi votate per chi vi pare, tanto poi l’inciucio lo fate a Roma. Se la riforma non passa, il potere passa nelle mani degli inciucisti.

Ai mancati premi Nobel dell’economia, se un’azienda, un lavoratore, un imprenditore, un cittadino preferisce avere un governo che ha la possibilità di governare per cinque anni, con il voto degli italiani, poi se non vi piace la prossima volta come prevede la democrazia o se invece preferite che siano gli inciuci a farla da padrona.

Io li capisco perché da Berlusconi a sinistra radicale: si passa dal potere dei palazzi al potere dei cittadini, da un meccanismo in cui l’Italia è una democrazia in cui si decide con accordi e accordicchi oppure in finalmente il voto conta. Io li capisco quelli che dicono no, i parlamentari: hanno comprensibilmente voglia di continuare a giocare un ruolo, se per caso non va come loro credono evidentemente rischiano… come lo chiamate voi? (dal pubblico subito: scranno, cadrega, scagna!) Avete visto quanti modi diversi per dir la stessa cosa? È chiaro che poi questi combattono per tenersela.

BG3Accanto a questo però c’è un elemento che è quello del potere delle regioni. Io non voglio aprire discussioni. Questa riforma costituzionale fa alcune cose di sostanza e altre più di natura d’immagine. Io non ho paura a dir la verità. le regioni hanno avuto più poteri, alcune le hanno usate bene altre meno bene. Intanto c’è una confusione di ruoli che va chiarita. Si può discutere se la Lombardia debba andare come Lombardia a fare promo turistica in Cina, per me no. Perché se tu vai in Cina non gli vai a dire vieni in Calabria, se vuoi che qualcuno venga dovrai raccontare una strategia in Italia.

Perché se un autotrasportatore si mette alla guida e deve cambiare 20 burocrazie diverse? Nel mondo dell’energia vi sembra normale che siano le regioni? Come fai a pensare che di fronte a questo scenario che c’è hai le regioni che decidono i corridoi? Che discorso è?

Parlo soprattutto per il sud, le regioni ci aiutino, anzi si mettano in moto per smettere quell’autentico scandalo che è stato lo spreco dei fondi europei. Il più grande scandalo che ha avuto l’Italia. Patti chiari: tu spendi questo, in che tempi? Le regioni devono fare l’Abc, quello che è fondamentale, non devono mettersi in testa di scimmiottare gli stati sovrani: pragmatismo efficienza, aggiungo, sobrietà.

C’è un passaggio in più si abbassano gli stipendi dei consiglieri regionali e dei presidenti delle Regioni. L’antipolitica non sono io che dico di abbassarli, sono loro che se li alzano. L’antipolitica è quando ci sono presidenti di regione che prendono più del presidente degli Stati Uniti. Io sono uno di quelli che non ha vitalizio, che non ha particolari esigenze, ma che pensa una cosa: se la politica dà un segnale di sobrietà la politica diventa credibile. Allora gli stupendi dei consiglieri regionali si abbassano e non sarà più possibile per i gruppi regionali avere rimborsi. Vi ricordate la storia delle mutande verdi? Vi sembra normale che i soldi delle vostre tasche debbano andare a pagare le mutande verdi dei consiglieri regionali? Con questa riforma non soltanto s’innesta un ragionamento di semplicità e concretezza, ma anche sobrietà: mai più rimborsi ai consigli regionali.

Se parliamo di un numero dei parlamentari e procedimento legislativo, potere delle regioni e status dei consiglieri regionali, già vediamo due cose enormi, la politica ha fatto i compiti, la politica torna seria. Perché la politica è una cosa bella, noi facciamo politica perché rispondiamo alle persone. Io ho 41 anni, quando penso che questa settimana vado a rappresentare il Paese più bello del mondo al G7 mi domando: ma scusa, Matteo te sei sempre il solito ragazzo di Rignano? Certo. Perché sei diventato presidente del Consiglio? Perché l’Italia è un Paese dove chi ha voglia, chi ci vuol provare, chi si mette in gioco, deve sapere che c’è una possibilità.

Così saremo credibili per chiedere agli altri di fare un passaggio avanti, per chiedere alle università di valorizzare i professori bravi, quelli col merito, e non i figli dei figli, i nipoti dei nipoti, così saremo credibili con il sistema della pubblica amministrazione, a Luglio entreranno finalmente in vigore dopo mesi e mesi i primi decreti attuativi della legge sulla pubblica amministrazione, ci sarà finalmente il licenziamento per chi timbra il cartellino e se ne va. Ma la politica è credibile se parte da se stessa se parte da gente che non ha il vitalizio ma ha vitalità e voglia di restituire all’Italia il compito che le spetta. Pensate solamente a queste due cose poi nella riforma c’è un sacco di altro.

Adesso c’è in costituzione rinnovata un principio del voto a data certa, 70 giorni per approvare un provvedimento di legge, si semplifica il quorum per il referendum oggi è 50% più degli aventi diritti al voto, sarà il 50% più uno dei votanti della volta precedente. Si aumentano gli istituti di partecipazione popolare: se uno fa un procedimento di iniziativa popolare oggi il parlamento se ne può fregare oggi voi fate migliaia di firme, la camera può decidere se ascoltarlo o no, con la nuova costituzione Se voi fate 150 mila firme ci sarà l’obbligo di discuterne. Potremmo continuare a lungo con singole decisioni di questa riforma costituzionale. Il punto chiave è che finalmente l’Italia si rimette in moto, l’Italia non ha più paura, l’Italia non dice no, ed è un’Italia che lo fa perché c’è gente semplice, gente che non crede alla casta, gente crede che si faccia politica perché ci sono delle persone.

renzi bergamoQuesta riforma ha anche dei punti che non piacciono. Vi dico un punto sul quale non lisciamo il pelo all’opinione pubblica: l’immunità parlamentare. Ci hanno chiesto: cancellatelo, e capisco l’atteggiamento. Io non ho l’immunità parlamentare, però se sei deputato o senatore hai l’immunità parlamentare.

Abbiamo deciso di tenerla: perché? Perché è un principio democratico di presidio della funzione del Parlamento. Lo so che non è facile da raccontare. Ma è molto semplice: se tu domani hai una situazione di tensione e uno decide, magari perché sta facendo un colpo di Stato, di arrestare tutti i parlamentari, può farlo.

Invece in questo modo l’arresto è sempre possibile, ve lo dice il segretario di un partito che ha fatto votare per l’arresto di uno del suo partito. Quand’è arrivata la richiesta di arresto per l’onorevole Genovese, noi ci siamo visti – c’è qui Guerini, c’è una parte del gruppo dirigente, c’è il ministro Martina, ci son tutti i dirigenti del partito – e ci siam detti: ma questo? A norma di Costituzione è giusto arrestarlo. Non era mica facile dire di sì a un collega parlamentare “guarda domani mattina sei in carcere”. Però era giusto, per la Costituzione, e quindi abbiamo votato a favore.  Quell’onorevole, quando è tornato in Parlamento dopo un anno e mezzo, si è iscritto al gruppo di Forza Italia, non l’ha presa benissimo diciamo, ma era giusto far così. Perché l’immunità non è il diritto a non avere problemi, è il fatto che se sei parlamentare, a tutela della funzione legislativa, è giusto che quando ti devo arrestare ci sia un vaglio ulteriore. Quindi a chi dice potevate togliergli l’immunità votate pure contro, tanto l’immunità non ve la tolgono lo stesso. Ma son convinto di quello che abbiamo fatto perché la costituzione deve valere per oggi, dove non c’è nessun rischio democratico, e per domani, dove potrebbe esserci un rischio democratico.

Il qui presente si è sentito dire del mafioso, del colluso, del complice, si è sentito dire che prende le tangenti dagli operatori del petrolio da tre deputati e un senatore. Non dirò i nomi, i cognomi: Di Maio, Di Battista, Di Catalfo e Sibilia, quello che diceva che non eravamo mai andati sulla luna. Questi quattro hanno detto che noi facciamo ‘ste cose qua. Noi li abbiamo denunciati. Io aspetto, sto ancora aspettando che rinuncino all’immunità e all’insindacabilità, come noi rinunciamo all’immunità e all’insindacabilità. Perché noi pensiamo che “essere cittadini in Parlamento” non sia uno slogan. Il nostro deputato, il senatore Esposito, è stato denunciato da un deputato Cinque Stelle e lui ha rinunciato all’insindacabilità. Quindi anche gli aspetti più difficili dell’immunità e dell’insindacabilità sono aspetti che si possono affrontare con il buon senso. Noi l’abbiamo tenuto perché non vogliamo che possa accadere fra vent’anni, trent’anni, cinquant’anni che ci siano delle emergenze democratiche.

È una riforma enorme. Noi stiamo per entrare nell’era della tecnologia spinta, ci siamo già, l’innovazione tecnologica trasformerà il mondo, siamo nell’era dei big data. Nei prossimi vent’anni, pensate a cosa è stato internet nei vent’anni scorsi, nei prossimi vent’anni il mondo cambierà: tutti gli studi spiegano che ci sarà sempre più intelligenza artificiale, ma noi non ci rassegniamo. Nel mondo che ci sarà, pieno di robot, noi crediamo nei valori umani, nell’amicizia, nel confronto. Noi pensiamo che la parola chiave per il futuro sia “comunità”, sia non rinchiudersi nelle nostre paure, nel nostro isolamento, sia tenere aperte più scuole, più luoghi di educazione, più centri sociali, più centri anziani visto che diventeremo sempre più anziani e fortunatamente. Si vive bene in Italia, è un fatto positivo, poi ci piangiamo addosso. Ma in questo mondo così tecnologico e iperconnesso noi abbiamo di istituzioni politiche che siano più veloci e più semplici. Essere più veloci e più semplici significa essere più giusto, e siccome nel nostro DNA c’è la giustizia sociale come elemento chiave, questa riforma non è soltanto una riforma della costituzione è il tentativo di ridare alla politica dignità.

È una riforma che ci deve vedere con un grande movimento di popolo. In altri termini, io non voglio minimamente personalizzare questa battaglia. A quelli che dicono “ah, lui vuole personalizzare”, perché ho detto una cosa semplice: ho detto che se perdo vado a casa. Vorrei dare due risposte oggi: la prima. Ho detto che se perdo vado a casa, sì, lo confermo. E non lo dico a cuor leggero perché so che questo è un impegno significativo che i politici di solito non prendono in Italia. I politici sono quelli che quando finisce un’elezione vanno davanti alle telecamere e spiegano: “Be’, non ho vinto però ho non perso, non ho vinto ma sono andato bene”. Non perde mai nessuno in Italia in politica, e invece quando si perde bisogna trarre le conseguenze dal fatto che si perde. E soprattutto, per essere molto chiari, io non ho vinto un concorso per fare il presidente del Consiglio. Mi ha chiamato un galantuomo, che si chiama Giorgio Napolitano, e quel Giorgio Napolitano qui aveva detto ai parlamentari, accettando una rielezione che non voleva: dovete fare le riforme, basta con il rinvio. Quando Napolitano mi ha dato l’incarico, io sono andato in Parlamento e ho detto: “Io farò la riforma del Senato”, e gliel’ho detto ai senatori, anche se non hanno gradito. Ho detto: “Voi sarete gli ultimi a dare una fiducia a un governo”. Un po’ arrogante? Forse sì, però il messaggio era chiaro.

Se non riesco a ottenere questo risultato perché gli italiani vogliono tenersi il sistema di oggi, degli inciuci, del Parlamento più numeroso e più costoso del mondo, delle Regioni che si comprano le mutande verdi e che immaginano di mettere il naso su tutto, dall’energia alla burocrazia alla promozione turistica, se l’Italia vuole questo sistema è giusto che lo faccia senza il mio impegno diretto. Se vogliono gli inciuci ne prendono un altro più bravo di me, se vogliono le riforme io continuo. Loro la chiamano personalizzazione, io la chiamo serietà. Loro la chiamano demagogia, io la chiamo buona politica, etica della responsabilità. La costituzione è molto più grande, a me non fanno paura. Mi fa piacere vedere che applaudite, spero che… non vorrei darvi una delusione, ma noi questo referendum lo vinciamo eh.

Ora noi non siamo stati veloci come i bergamaschi, che sono partiti a Febbraio, l’Italia che corre veloce. Cosa vi propongo come metodo? Non incentrarla su di me, io farò la mia parte, ma in questi mesi avremo un sacco di cose da fare, questa settimana abbiamo chiuso la flessibilità: un caro ciaone a tutti quelli che hanno insistito in queste settimane nel dire che l’Europa ci avrebbe preso a schiaffi, un saluto affettuoso, gufi e non.

Dobbiamo governare in questi cinque mesi, per cui non potremo fare a tempo pieno la campagna elettorale. E voi avrete da lavorare, per cui non potrete fare a tempo pieno la campagna elettorale. Ma noi vogliamo fare la cosa più straordinaria mai fatta negli ultimi anni in Italia: una capillare campagna porta a porta fatta con il protagonismo delle persone. Cosa significa? Il sito www.bastaunsi.it: basta un sì. Perché per poter finalmente cambiare l’Italia basta un sì. Cinque persone minimo, io per esempio il mio comitato, ho firmato l’adesione al comitato referendario come tutti i cittadini e l’ho firmata qui davanti. In questo week-end ci sono circa 1.000 tavolini in tutta Italia e entro questo week-end arriveremo circa a 100 mila firme: una cosa straordinaria che dà il senso di quello che faremo nei prossimi mesi. Ma il punto bello è che ciascuno di voi può formare un comitato. Chi sarà il portavoce? Certo ci sarà un comitato scientifico con un portavoce, ci sarà un comitato organizzativo per mettere insieme le varie scartoffie, ma i comitati siete voi. Io il mio comitato lo faccio con i miei amici dello scout e dell’università, nessun politico.

Sono le persone normali, altro che personalizzazioni. E allora: con quelli del centro sociale con cui lavorate, con quelli della società sportiva, con i vicini di casa, con i condomini, con le zie, andate a ricercarvi le zie, abbiate un po’ di tatto, con le persone con le quali condividete qualcosa, anche con gli amici naturalmente dell’appartenenza politica creiamo tanti comitati, vogliamo arrivare a 10.000 comitati a Ottobre.

Perché vogliamo far capire che questa riforma non è la riforma personalizzata di qualcuno: è la riforma che restituisce all’Italia un po’ di speranza sul futuro, riduce i costi della politica ma valorizza la politica, restituisce ai cittadini il diritto di scegliere e lo leva agli inciucisti di Roma, dà alle Regioni il compito di fare bene ciò che le Regioni devono fare e al resto ci pensa lo Stato, e dà un minimo di speranza a chi pensa che la politica sia una cosa meravigliosa.

Hanno fatto 82 milioni di emendamenti per fermarci. A quelli che hanno cercato di fermarci a quelli che pensano che noi molleremo vorrei dire: “Rassegnatevi, siete circondati da centinaia e centinaia di persone che credono che questo sia il tempo in cui basta un sì. Basta un sì per render la politica una cosa seria. Basta un sì per dare un messaggio di speranza all’Italia. E basta un sì leggetevi il quesito.

Volete voi – finalmente – far sì che l’Italia sia coerente con le possibilità speranza di innovazione o volete continuare ad avere un paese in cui la società corre, l’associazionismo corre, il volontariato corre e la politica è la palla al piede da portarsi dietro? Chi ama la politica, perché noi vogliamo bene alla politica, perché noi la consideriamo una cosa bella, sa che questa occasione non ripassa. È un treno che passa ora e che non passerà più per anni.

E allora il mio augurio è che ciascuno di voi tornando a casa, vada a pranzo perché l’ho fatta troppo lunga, sempre mangiare da bravi politici, ma subito dopo nel corso di questo week-end, nel corso dei prossimi giorni, lunedì al lavoro, inizi a mettersi giù i nomi delle persone che può coinvolgere, sarà un fantastico tam tam, andremo in tutti i luoghi di questo Paese a spiegare perché questa riforma non è la riforma di un governo ma è la riforma di un paese che vuole dire sì al futuro.

E il modo in cui vogliamo accompagnare questi cinque mesi di campagna elettorale è con una canzone vecchia, tanto vecchia, ma che dice che la gente ha il potere, che la gente ha la possibilità di scegliere. E se c’è una cosa che può fare finalmente la politica è restituire alle persone diritto di scegliere.

Dalla ricca Bergamo, ricca di valori prima ancora che di soldi, ricca di bellezze culturali, prima che di qualità imprenditoriali, ricca di passione delle persone, perché questo siete. Dalla ricca Bergamo partiamo per dire a tutto il Paese che questa riforma non è per gli addetti ai lavori, che questa riforma restituirà agli imprenditori ai lavoratori, alle cittadine ai cittadini la possibilità di credere che nei prossimi vent’anni l’Italia sarà leader in Europa e nel mondo, dopo che per anni ci hanno riso dietro stavolta sorrideremo noi, con l’entusiasmo e l’orgoglio di appartenere alla nazione più bella del mondo e alla comunità di persone che può restituire diritto alla politica e potere ai cittadini. Viva Bergamo e viva l’Italia”.

P.S. Accanto alla mia missione lavorativa che consisteva nel servizio in diretta per Italia Post, c’era anche una missione del tutto personale: consegnare una lettera al Presidente del Consiglio, come già feci circa un anno e mezzo fa.

BG4Renzi, salendo sul palco e salutando il pubblico, mi aveva vista; ed io, immediatamente, in quell’incrocio di sguardi, gli avevo indicato la lettera facendo in modo che capisse ch’era per lui. Lui, com’era già accaduto illo tempore, ha risposto con un cenno indicando “dopo”. Peccato che dopo nessuno sapeva dove sarebbe andato… Mi sono dovuta ingegnare e parecchio: chiedere a una signora che m’ispirava fiducia e gentilezza se conoscesse vie d’uscita alternative del teatro, quindi raccogliere tutte le mie cose e correre; di nuovo chiedere a due uomini della sicurezza, passare attraverso le loro domande e i loro controlli; essere accompagnata dalle forze dell’ordine e quindi aspettare. E poi, finalmente, lui c’era, si ricordava e ha mantenuto quel “dopo” che mi aveva indicato.

Questo episodio, a prescindere dal contenuto della lettera e dalla risposta se quando e come arriverà, m’insegna innanzi tutto una questione di metodo: lui osserva, sta a noi farci notare. Lui dà una scadenza, sta a noi ingegnarci ed essere creativi e intraprendenti per arrivare alla soluzione, dopodiché lui – di nuovo – c’è.

A prescindere dal proprio credo politico, che qui non viene minimamente preso in considerazione, impariamo anche noi ad osservare, riflettere e quindi conoscere. Solo la conoscenza attraverso l’esperienza garantisce libertà nel giudizio.

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Stefania Barcella

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