Cercare la verità, dovere di una generazione

Paolo Simoni è un bravo ragazzo, dicono che sia l’erede – per voce, per storia e per scrittura – di Lucio Dalla. Questa canzone – che ho scelto di mettere all’inizio di questo editoriale – ha il coraggio di rivolgersi a una generazione: quella dei trentenni.

E la cosa un pochino mi riguarda… così come riguarda tanti lettori di questo giornale, miei coetanei, o altri che questi trent’anni li hanno già compiuti, o altri ancora che questi trent’anni li compiranno. Insomma: la canzone di Paolo Simoni si rivolge ai trentenni e chiede loro di avere un grande senso di responsabilità, e di consapevolezza.

Forse i trent’anni sono l’età giusta e compiuta per guardarsi alle spalle, per guardarsi attorno, per guardarsi dentro: ciascuno di noi ha compiuto scelte differenti nella vita e ha vissuto storie diverse. Ma tutti noi stiamo vivendo (la rubrica “L’angolo di Seneca”, su questo giornale, ce lo ricorda ogni giorno) l’eterno percorso alla ricerca di noi stessi, e della conoscenza vera: e da quella tutto dipende.

milanoQualche giorno fa è uscito il rapporto annuale ISTAT: la fotografia dell’Italia è sconcertante. Molti miei coetanei stanno svolgendo un lavoro che a loro non piace, stanno vivendo con una ragazza o un ragazzo che a loro non piace, oppure non riescono a sposare la ragazza o il ragazzo che a loro piace davvero. Stanno facendo queste cose per mancanza di consapevolezza, per paura, o per mancanza di possibilità migliori.

Sia il percorso professionale sia quello personale s’intersecano: i trentenni fanno lavori diversi rispetto a quelli che sognavano, quando non sono disoccupati. Se hanno trovato la donna o l’uomo dei sogni, non possono sposarsi per mancanza di risorse. Quando, invece, non hanno trovato la donna o l’uomo dei sogni, stanno comunque con qualcuno che non amano per paura della solitudine.

Questo è il quadro.

Nell’ultima puntata della rubrica “Scienza e Tabù”, la nostra Loredana Reppucci parla di quanto sia sconfortante la relatività: cioè di quanto sia sconfortante non riuscire a trarre una conclusione univoca dalle cose.

Prendiamo ad esempio Renzi: a me piace molto l’ottimismo che ispira, e piace molto sottolineare – come fa lui – le cose positive dell’Italia che riparte. Ma poi ci scontriamo, inevitabilmente, con le cose che ancora non vanno, coi dati di cui sopra, con la disoccupazione dilagante, coi problemi delle imprese che ancora ci sono.

Lo stesso esempio si può fare su diversi aspetti: per certi versi un tifoso milanista spera che Brocchi rimanga, per degli altri versi spera che venga sostituito; per certi versi un tifoso milanista spera che Berlusconi rimanga, per degli altri versi spera che venda.

E la cucina: siamo tutti amanti della buona tavola, del mangiar bene, delle ricette sempre diverse… ma poi ci scontriamo coi problemi dell’alimentazione, della medicina, quando non con cose ancora più inquietanti o serie (in questi giorni avremo sul nostro giornale sia la rubrica di cibo Food Idea, sia un’inchiesta “sull’altro lato” dell’alimentazione).

Appare dunque sconfortante non riuscire a trarre una conclusione univoca delle cose.

fratelliLa soluzione dunque non può ch’essere quella di cercare il Senso delle cose, come dice spesso Stefania Barcella nella sua rubrica, cioè quella di cercare la verità – nascosta ma esistente – delle cose. A me piacerebbe se Renzi, accanto alle cose positive, dicesse con la stessa enfasi le cose negative. Così come gradirei che le opposizioni, accanto alle cose negative, dicessero con la stessa enfasi le cose positive.

I grandi, quelli che sono stati grandi veramente, hanno sempre avuto questa visione ampia: in questi giorni abbiamo parlato di Marco Pannella, che ha combattuto le battaglie del divorzio e dell’aborto senza scadere nel comunismo; in questi giorni parliamo di Giovanni Falcone, che ha combattuto la mafia senza cadere nel ridicolo.

I grandi sanno abbracciare la verità. Ne sanno prendere il massimo. Ne sanno cogliere il meglio. I grandi non hanno paura di prendere posizioni scomode. Posizioni che non si chiudono solo nel recinto di un’ideologia, ma che invece sanno essere di ampio respiro. Noi dobbiamo fare questo, e solo così riusciremo a cambiare le cose.

Se parliamo di scienza e se parliamo di politica, se parliamo di economia e se parliamo di amore, se parliamo di calcio e se parliamo di cucina: è necessario analizzare le cose profondamente, coscientemente, davvero e completamente, prendendone a spizzico tutte le sfumature. La ragione sta nell’analisi più complessa, e mai solo da una parte.

Io mi auguro che la mia generazione ce la faccia, e per quanto mi riguarda proverò a dare il miglior contributo possibile.

Ma la mia generazione deve innanzitutto conoscere se stessa: la mia generazione deve innanzitutto sapere ciò che vuole. Poi, certo, è anche necessario che sia messa nelle condizioni di agire al meglio: è anche per questo che il giornalismo vero e la politica vera devono impegnarsi a dare un contributo. Perché i trentenni oggi hanno difficoltà oggettive a trovare lavoro, possibilità, realizzazione: dipende sia da loro, sia dal contesto – e quindi è necessario porre l’accento sia su di loro stessi, e sia sulla condizione in cui sono messi.

Io mi auguro che la mia generazione ce la faccia, e per quanto mi riguarda proverò a dare il miglior contributo possibile.

Salvatore-Todaro_avatar_1378053232-100x100 Salvatore Todaro

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