Alimentazione, madre di tutte le crisi: l’inchiesta

Cibo, sonno e riproduzione sono i requisiti fondamentali per l’esistenza di qualsiasi specie. Questo assioma è stato teorizzato da Rousseau nella sua filosofica speculazione intorno ai bisogni del buon selvaggio, ma lo conoscono benissimo tutte le forme di vita animate non corrotte dall’uso del pensiero razionale. Come ci siamo ridotti nello stato in cui siamo ora?

Il cibo che mangiamo è inquinato. Il mangime che si usava dare agli animali un secolo fa era, senza dubbio, più sano dei prodotti industrialmente coltivati e lavorati con cui milioni di italiani imbandiscono ogni giorno le proprie tavole.

Siamo drammaticamente approdati nel secolo della disinformazione. I media sparano non-informazioni a caso sulla folla come i cannoni che imbiancano le nostre montagne ormai senza neve, ottenebrando le menti con una coltre candida, che soffoca ogni verde germoglio di libero pensiero.

Allevamenti_softMa segni della primavera della libera e consapevole scelta sono stati avvistati: lo scorso autunno l’organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato di aver introdotto nell’indice delle sostanze potenzialmente cancerogene, insieme a tabacco e amianto, carne (in particolare rossa) e insaccati.

Per gli italiani il colpo è durissimo. Abituati ai bombardamenti di nutrizionisti e dietologi ignoranti, non possono e non vogliono accettare la realtà dei fatti scientificamente provati e diffusi dalla più importante organizzazione mondiale della salute.

Per comprendere meglio il putiferio scatenato, propongo ora un’analisi dei retroscena economici che la diffusione di tale scoperta ha comportato: se diminuissimo drasticamente il consumo di carne fino a riportalo al livello fisiologico a cui ci eravamo limitati fino all’avvento dell’industrializzazione, seguirebbe il fallimento degli allevamenti intensivi.

Natura4La pianura padana è protetta da una gigantesca cappa gialla, l’aria è pregna di ammoniaca e gas serra. La cappa non è sopra Parigi, non copre il cielo londinese, incombe sulla nostra fertile pianura perché gli allevamenti intensivi, in particolari quelli di bovini, comportano l’espulsione di una tale quantità di gas serra, naturalmente prodotti dagli organismi viventi che però non sono naturalmente tanto costretti in spazi limitati, da inquinare più di automobili e impianti di riscaldamento.

La ragione di una simile barbarie è l’ineluttabile speculazione economica.

Ritorniamo ora all’aspetto più egoistico del consumo di carne: lo stupro alla natura continua, gli animali che arrivano nelle nostre case crescono ad un ritmo folle, ingozzati con mangimi che non contengono più nulla di naturale, così pieni da antibiotici da non potersi ammalare nemmeno vivendo senza spazio per respirare, immersi nei propri escrementi.

Noi “siamo quello che mangiamo”, è vero, purtroppo dunque stiamo sostituendo le nostre componenti naturali con antibiotici ed eiezioni.

I risultati del più lungo studio sull’alimentazione che sia mai stato fatto sono stati pubblicati circa due anni fa da un famoso scienziato, Campbell nel “The China Study”: trent’anni di ricerche su decine di migliaia di individui hanno portato Campbell e i suoi collaboratori ad alcune scoperte rivoluzionarie.

Facciamo un passo indietro: quale pediatra non ha mai consigliato una buona dose di latte ogni mattina così che “suo figlio avrà ossa robuste”…? Ma Campbell scopre che i cinesi, che non hanno mai consumato latticini per tradizioni culturali, non soffrono di osteoporosi.

È stato scoperto che il latte, se consumato oltre il limite fisiologico, a causa di specifici amminoacidi, sfavorisce l’assunzione sia del calcio che contiene sia di quello assorbito da altri alimenti.

Siamo arrivati persino a portare al paradosso la locuzione “siamo quello che mangiamo”: infatti abituandoci a distruggere gli amminoacidi, di origine animale, che introduciamo nel nostro organismo, aumenta esponenzialmente la possibilità di sviluppare malattie autoimmuni. Ciò che mangiamo è così simile a noi che non ne distinguiamo più le differenze e ci auto-digeriamo.

Natura3Centinaia di associazioni si battono da ormai decenni per concimare quei germogli soffocati dalle candide bugie.

Passi avanti ne hanno fatti, molti più italiani infatti ogni volta che si recano a procacciarsi il cibo nella giungla dei supermercati, concedono un po’ meno attenzione ai prodotti che la loro coscienza di istintiva sopravvivenza inizia debolmente a condannare, e sostano un po’ più a lungo di fronte alla casse di frutta e verdura, magari gettando uno sguardo meno scettico e vagamente nostalgico ai prodotti con la rassicurante sigla blu sormontata dal giallo sole che si suppone abbia cresciuto quei frutti biologici.

Ma la strada da fare è ancora tanta, le lobby dei grandi allevatori e delle grandi case farmaceutiche si sono gonfiate di così tanto guadagno, ingurgitando denaro a spese della salute di miliardi di persone, da poter sbarrare quasi ogni via di fuga alla recalcitrante verità.

faccFilippo Accorsi 

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