Ecco i 23 convocati: opinioni e speranze

convocati“Pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani” – sono parole che appartengono al Monte Rushmore di questo Paese che tale Massimo d’Azeglio ha scolpito in quelle pagine de “I miei ricordi”, inconsapevole di aver messo nero su bianco una frase destinata ad appartenere alla storia. Per la cronaca, stiamo parlando di un testo che ha visto la luce nel lontano 1891, quanto le cose nella giovane Italia non andavano come speravano chi aveva lottato per dare un’unica bandiera da sventolare a tutti i bipedi senzienti che animavano lo Stivale, motivo per cui quella mente eccelsa di Torino ha partorito tale affermazione.

Del resto, il buon Massimo era uno che sapeva il fatto suo in quanto stiamo parlando di uno che sotto la voce professioni si possono leggere più di una attività, dato che è stato un politico, uno scrittore ed un patriota. Anzi, c’è spazio anche per la pittura, ma di questo dettaglio è meglio che se ne occupi qualcun altro, dato che noi preferiamo restare su quella frase che è stata, purtroppo, anche leggermente modificata nel corso della storia.

No, l’originale che si può leggere nelle sue memoria era composta esattamente così e il senso si commenta da solo. Sì,  sono parole che grondano la delusione e la tristezza di Massimo d’Azeglio, ma, allo stesso tempo, c’è anche la consapevolezza, oltre che la speranza, che un giorno qualcuno le guardi e possa sorridere di fronte ai passi in avanti compiuti da questo Paese. Leggerle e percepirle come lontane, forti del fatto che c’è l’Italia e, soprattutto, ci sono anche gli italiani che è quello che fa tutta la differenza di questo mondo.

Già, il buon Massimo gradirebbe molto poter vivere un giorno nell’Italia di oggi per capire se quella sua sentenza sia ancora valida oppure no, ma, forse, è meglio che non passeggi per il Paese in questo primo giorno di un mese. Del resto, è quello in cui tutti gli italiani si sentono allenatori, o meglio, selezionatori, dato che nella giornata di ieri sono state svelate delle convocazioni che hanno trovato il malcontento generale. Roba per cui scoperchiare il vaso di Pandora è un qualcosa che avrebbe creato meno confusione e caos su questo Paese, che si sveglia e ad ogni latitudine si respira il vento di polemica.

convocati1Antonio Conte ha fatto la sua Italia, ma non trova il consenso di quegli italiani basiti per l’esclusione di un Jorginho che avrebbe fatto sicuramente comodo. In quell’angolo di Italia dove l’azzurro ha un certo significato, infatti, non hanno perso occasione per riportare a galla il solito campanilismo che vede sfavorire i giocatori del Napoli, ma le cose non cambiano nemmeno in quella città che ha nella Madonnina il punto più alto: d’altronde, la pacca sulla spalla a Giacomo Bonaventura non è piaciuta, motivo per cui ci sono tutti gli italiani in subbuglio che uniscono le forze, oltre che il grido di rabbia e dolore per quella maglia numero dieci affidata sulle spalle di Thiago Motta.

In molti, poi, si domandano cosa abbia fatto Sturaro per essere lì, eppure della sana classe operai azzurra non fa mai male, dato che ci sarà da correre e anche parecchio in Francia.

Corrono, invece, veloci le critiche, ma questa, però, è l’Italia di Antonio Conte e la speranza è che sappia quello che fa, dato che è lui che li ha visti sudare da giorni per inseguire quel sogno azzurro chiamato Europeo. Per la cronaca, questo è il vero sogno e non quella pagliacciata andata in scena ieri sera con tanto di parata di macchine azzurre per presentare una Nazionale che per ora non ha fatto breccia nel cuore degli italiani. Del resto, siamo tutti allenatori in questo Paese che non vede l’ora di mettere da parte le polemiche per ricordarsi quanto sia bello sentirsi un corpo unico, un Paese appunto unito e per farlo serve la magia di una maglia azzurra ad inseguire quella sacra sfera di cuoio.

italia-maltaSì, Massimo d’Azeglio se passeggiasse oggi, forse, capirebbe che le sue parole non sono passate di moda, dato che gli italiani discutono e si sentono poco uniti attorno alla loro Nazionale. Lo invitiamo, però, a mettersi quella sua bandiera tanto cara attorno al collo e fare un giro il giorno 13 di giugno, quando questa Italia scenderà in campo per la prima volta contro il Belgio. No, non si sentirà volare una mosca per strada, dato che tutto il Paese sarà sintonizzato sui novanta minuti della prima partita di questi Europei che tutti ci vedono come sfavoriti, eppure è proprio in questo habitat che l’Italia riesce a dare il suo meglio. Già, quando tutto sembra scritto e quando tutto sembra spacciato che riusciamo a mettere in campo un qualcosa di straordinario che ci ha portato a scrivere pagine di storia.

Insomma, Antonio Conte ha fatto la sua Italia che non è quella che piace agli italiani, eppure sappiamo bene che tutte queste polemiche possono essere cancellate con un colpo di spugna, perché chi oggi critica saranno i primi a scendere per strada, sventolando quel tricolore che tanto sentiamo nostro quando gioca la nostra Nazionale. Sì, l’abbiamo detto non sarà un giugno adatto ai deboli di cuore, perché c’è un sogno che unisce questo paese e la speranza è di viverlo fino in fondo. Già, fateci sentire orgogliosi di essere italiani, perché è questo quello che vogliamo dall’Italia del pallone.

paolo-nicoliPaolo Nicoli

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